Una scrittura progettata per intimidire
Quando il regno dello Xia Occidentale (1038–1227) sorse ai confini dell'impero Song, i suoi governanti avevano bisogno di più del semplice potere militare — avevano bisogno di legittimità culturale. La risposta fu una scrittura. Nel 1036 l'imperatore Jingzong incaricò il polimatoco Yeli Renrong (野利仁榮) di progettare un sistema di scrittura nazionale per la lingua tangut. Il risultato era straordinario nelle sue ambizioni: circa 6.000 caratteri, ciascuno costruito con tratti che ricordano inequivocabilmente i caratteri cinesi — densi, quadrati, a più componenti — eppure nemmeno uno è preso in prestito dal cinese.
Era del tutto intenzionale. Lo Xia Occidentale era un impero sofisticato incastrato tra la Cina Song e il regno Liao (Khitan); apparire colti e culturalmente alla pari della Cina era una priorità politica.
Struttura cinese, senza significato cinese
Come il cinese, i caratteri tangut sono costruiti da circa 300 elementi grafici di base. In genere due elementi si combinano per produrre un nuovo significato — analogamente ai composti fono-semantici cinesi. Ma l'analogia è solo superficiale: gli elementi stessi, le loro regole di combinazione e le loro letture sono tutti invenzioni tangut autoctone. La lingua codificata appartiene alla famiglia tibeto-birmana, senza legami genetici col cinese.
Il tesoro bilingue: Fanhanheshizhangzhongzhu
La finestra migliore sul lessico tangut è un glossario bilingue del XII secolo, il 番漢合時掌中珠 (1190, compilato da Gule Maocai 骨勒茂才), che affianca parole tangut ai corrispondenti cinesi per categorie tematiche ed è considerato la Stele di Rosetta degli studi tangut.
Sepolto, riscoperto, decifrato
Quando i Mongoli distrussero la capitale dello Xia Occidentale nel 1227, fu cancellato lo Stato tangut, ma non la sua scrittura. Le comunità tangut continuarono a scriverla e a stamparla sotto gli Yuan e fino ai Ming; l'ultima testimonianza nota è una coppia di pilastri con dharani in tangut eretti a Baoding, nell'odierno Hebei, nel 1502. Solo allora la scrittura sprofondò nell'oblio, e vi rimase per quattro secoli. Nel 1908–09, l'esploratore russo Piotr Kozlov scavò la città in rovina di Khara-Khoto nel deserto del Gobi, portando alla luce migliaia di manoscritti tangut. I primi quadri complessivi per leggere la lingua si devono allo studioso giapponese Nishida Tatsuo (西田龍雄), il cui Seikago no kenkyū (1964–66) affiancò alla ricostruzione della fonologia tangut la decifrazione della scrittura, e allo studioso russo Michail Sofronov, la cui Grammatica della lingua tangut (1968) presentò una ricostruzione insieme a una grammatica completa. Gong Hwang-cherng (龔煌城) affinò in seguito il sistema fonologico in una serie di studi, e la sua ricostruzione fu adottata per il dizionario tangut-cinese di Li Fanwen (夏漢字典, 1997). Grazie a questi lavori oggi si legge circa il 70–80% dei caratteri attestati.
Codifica digitale e significato storico
Il tangut è un caso documentato di creazione di una scrittura su vasta scala sotto patrocinio statale. Anche il suo rapporto visivo con la scrittura cinese riflette il contesto politico in cui fu progettata. Unicode ha finalmente codificato il tangut nel 2016 (U+17000-U+187FF), dando alla scrittura la sua prima casa digitale quasi 800 anni dopo la distruzione del regno che l’aveva creata.