🎵 Hán-Việt: la capsula del tempo del cinese Tang conservata in Vietnam

Circa il 60% del vocabolario vietnamita è sino-vietnamita (Hán-Việt) e preserva la fonologia del cinese Tang—comprese le consonanti occlusive finali e le distinzioni tonali—più fedelmente del cinese mandarino moderno.

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Uno strato di prestiti dell’epoca Tang

Quando i funzionari Tang amministrarono l’Annam, il nord dell’odierno Vietnam, fra il VII e il X secolo, il vietnamita assorbì un vasto corpo di lessico cinese. Il valore storico di questo strato sta nelle distinzioni fonologiche che conserva. I linguisti lo chiamano hán-việt (漢越, sino-vietnamita).

Le stime collocano le parole hán-việt attorno al 60 % del lessico vietnamita, una proporzione simile a quella delle parole di origine latina o francese in inglese. Ma a differenza dell’inglese, che rimodellò profondamente la fonologia dei suoi prestiti, il vietnamita ha mantenuto molte distinzioni delle varietà di partenza dell’epoca Tang.

🔡 Mostra le letture di 食📍 Strato sino-vietnamita antico — vi_ohan

La conservazione delle occlusive finali

Il cinese medio (中古漢語, VII-X sec.) aveva quattro categorie tonali e, soprattutto, i suoi toni entranti (入聲) terminavano in occlusive non rilasciate: -p, -t, -k. Il mandarino moderno le ha perdute tutte e tre — 國 guó finiva un tempo in -k, 學 xué in -k, 食 shí in -k.

Le letture sino-vietnamite conservano molte di queste finali:

Otto categorie da quattro

Il cinese medio aveva quattro toni: 平 (piano), 上 (ascendente), 去 (uscente) e 入 (entrante). Ciascuno si scisse a seconda che l’iniziale fosse sonora — processo detto tonogenesi — dando le otto categorie tonali (四聲八調) in cui le letture sino-vietnamite si ordinano ancora. Il vietnamita ne scrive però soltanto sei, perché le due categorie 入 confluirono nelle due 去: 平 dà ngang e huyền, 上 dà hỏi e ngã, 去 dà sắc e nặng, e le antiche sillabe 入 in -p, -t, -c, -ch prendono anch’esse sắc e nặng. I sei segni del quốc ngữ ricalcano così esattamente la griglia ricostruita del cinese medio. Il mandarino moderno compresse la stessa griglia in quattro toni, perdendo moltissima informazione tonale.

Perché Pechino ha perso ciò che Hanoi ha conservato

La differenza rispecchia geografia e storia politica. Il mandarino (普通話) deriva soprattutto da parlate settentrionali che avevano già alle spalle secoli di ristrutturazione interna — caduta delle occlusive finali, fusione dei toni — molto prima che lo standard venisse codificato. Il Vietnam, separatosi dalla Cina dopo il 938, continuò a usare il proprio strato di prestiti Tang senza le pressioni che rimodellarono il cinese del nord. Lo strato hán-việt si fossilizzò.

Le letture sino-vietnamite sono perciò una fonte di prove comparative per ricostruire il cinese medio. Insieme al cantonese, all’hokkien e alle letture sino-coreane, conservano distinzioni che il mandarino da solo non mostra più.

文化 văn hóa (vi) — 文化 wénhuà (zh): stessi caratteri, e qui i due concordano — il v- vietnamita e il w- mandarino sono entrambi riflessi regolari dell’iniziale 微 del cinese medio (Baxter mjun), il cui *m- originario sopravvive invece nel cantonese man4 e nell’hokkien bûn.

Parole comuni come quốc, học e văn conservano dunque uno strato di prestiti fissato molti secoli prima del cinese standard moderno.

Fonti

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